Un giorno di dicembre di 10 anni fa è nato il Bosco Incantato.
Non sulla carta, ma nel cuore.
Era uno di quei giorni in cui anche il Grinch, se avesse potuto, si sarebbe messo a piangere, perché il dolore e la tristezza sembravano prevalere su tutto.
Ma in mezzo a tanto buio, in una cucina piena di silenzio, davanti a un piccolo forno che da giorni vedeva solo dolcetti e biscotti, due persone decisero che nessuno poteva togliere loro tutto l’Amore del mondo.
Quelle persone eravamo io e mio papà.
Lui mi disse qualcosa di semplice, tipo “certo che sono proprio carini quei biscotti” e io gli risposi solo “mi piacerebbe fare questo, nella vita”.
Già pensavo che avrebbe tirato in ballo le mie lauree e la professionalità in un settore totalmente diverso… invece mi disse solo “Va bene, ma non è ora il momento. Quando lo sarà, io ci sarò.”
Da allora ho imparato che il modo migliore di ricordare chi abbiamo tanto amato è cercare di perpetuarne la memoria, facendolo rivivere nei nostri gesti quotidiani, immaginando cosa avrebbe detto in questa o quella situazione, che cosa avrebbe fatto al posto nostro e cosa lo avrebbe reso fiero di noi.
Mia mamma è in ogni nastro, in ogni decorazione di Natale, in ogni lucina, nelle pigne innevate e negli aghi di abete.
È in ogni scatola colorata che, al suo interno, rivela un ammasso di palline spaiate, solitamente le più preziose e delicate, che hanno così tanti anni da aver perso la scatola originale o che, forse, non l’ hanno mai avuta.
È nella luce che ricordo nei suoi occhi, quella di quando ritrovava qualche decorazione che le era particolarmente cara e mi raccontava la sua storia.
È nelle storie che racconto a mio figlio, tramandando quelle dei suoi nonni e creando le nostre.
Ma, soprattutto, è il ogni lacrima di soddisfazione che scende quando ripenso a quello che ho fatto, alla fine della giornata, e penso che ci ho messo dentro tutta me stessa.
Il Natale è uno stato dell’animo, che vi auguro di provare ogni giorno.![]()


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